Oggi è facile sentire parlare di disturbi d'ansia e attacchi di panico, problematiche centrali in questa epoca.
Ma in cosa consistono e come si scatenano gli attacchi di panico? Vediamo il caso di Maria, giovane donna di 26 anni, che ha vissuto questa terribile esperienza senza sapere di cosa si trattasse.
“All’improvviso, come un fulmine a ciel sereno, sentivo il cuore esplodere, non riuscivo più a respirare”.
A quel punto Maria, terrorizzata, si reca al Pronto Soccorso, dove la sottopongono ad accertamenti clinici, ma non le viene riscontrato nulla di rilevante. Solo dopo ulteriori accertamenti viene diagnosticato un disturbo d’ansia, nello specifico un disturbo di panico.
La prima sensazione che si prova quando si prova un attacco di panico è di perdere il controllo della situazione. Si ha la sensazione che il corpo vada per conto proprio.
Altri sintomi possono accompagnare l’attacco di panico: sensazioni di sbandamento, instabilità, vertigini, tremori, tachicardia, sudorazione, sensazione di soffocamento, dolore, fastidio al petto o allo stomaco, sensazioni di derealizzazione e depersonalizzazione, brividi o vampate di calore, sensazioni di intorpidimento, formicolo, insensibilità delle mani, nausea o disturbi addominali, sensazione di asfissia (stretta o nodo alla gola).
Oggi l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) colloca l'insorgenza maggiore del disturbo da panico tra l'età adolescenziale e i 30/35 anni, sottolineando come i soggetti più colpiti siano le persone tra i 25 e i 45 anni (Dsm-IV-tr, 2001)
Il disturbo colpisce a livello fisico e soprattutto mentale, inondando il paziente di pensieri catastrofici incontrollabili, convincendolo di avere una malattia non diagnosticata e pericolosa per la vita stessa.
Per questo è necessario rivolgersi ad un professionista, che sappia assistere il paziente anche nella paura del prossimo attacco. Chi ha già sofferto di attacchi di panico, infatti, vive la costante angoscia di rivivere la stessa situazione e per questo cerca di evitare ciò che potrebbe scatenare nuovamente l’episodio. Così facendo scatta il circolo vizioso che porta all'isolamento dentro le mura domestiche. La paura di avere un altro attacco di panico si aggiunge spesso all’agorafobia, cioè la paura e il disagio che prova il paziente nel trovarsi all'aperto, in ambiti non familiari